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In questo
spazio intendo segnalare alcuni libri che mi capita di leggere o che ho
già letto (possiedo una biblioteca ben fornita...): darò un
condensato e, soprattutto, una critica personalissima. |
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| categoria | autore | titolo | note |
| saggistica | alberoni francesco | le sorgenti dei sogni | ripetitivo |
| romanzo | sepùlveda luis | incontro d'amore in un paese in guerra | da evitare |
| fantasy | rowling j. k. | harry potter e il calice di fuoco | brr |
| misteri | rino camilleri | il quadrato magico | da non credere |
| saggistica | umberto eco | la bustina di minerva | superato |
| classici | platone | apologia di socrate | attuale |
| poesie | casati scoccimarro | la traccia | inutile |
| manuali | rcaf | sentirsi in forma | pericoloso |
| classici | seneca | il tempo | leggilo |
| romanzo | banana yoshimoto | honeymoon | lassativo |
| psichiatria | laing r.d. | la politica dell'esperienza | rivoluzionario |
| romanzo | mcgrath patrick | follia | stancante |
| romanzo | de carlo andrea | di noi tre | cretino |
| fisica | bridgman percy w. | la logica della fisica moderna | interessante |
| saggistica | benni stefano | bar sport 2000 | divertente |
| saggistica | apostel leo | materialismo dialettico e metodo scientifico | allucinante |
| musica | brizzi - marzaduri | l'altro nome del rock | scialbo |
| romanzo | richler mordecai | la versione di barney | nazionalpopolare |
| saggistica | piazza marina | le ragazze di cinquant'anni | per le ex 68ine |
| economia | sraffa piero | produzione di merci a mezzo di merci | professorale |
| saggistica | decrescenzo luciano | la distrazione | presuntuoso |
| classici | orwell george | la fattoria degli animali | bestiale |
| classici | oscar wilde | il ritratto di dorian gray | giovanile |
| classici | aristofane | le donne al parlamento | paradossale |
| saggistica | fernando savater | etica per un figlio | paternalista |
| romanzo | dacia maraini | bagheria | amarcord |
altri titoli alla pagina 2/3
altri titoli alla pagina 3/3
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| Raccolta
di note alberoniane in cui lui si autoracconta dalla sua preistoria ai nostri
giorni. E' con questi pensieri che il nostro ha poi elaborato alcuni dei
suoi testi best sellers (chi ha già letto i soliti "Innamoramento e
amore", "l'amicizia", ecc. è inutile che legga questo libro,
classico business letterario, quando mancano idee nuove). Riflessioni sulle
nostre eterne problematiche esistenziali: i prodromi hanno un significato
e chi meglio di Alberoni bello ha l'acume di capirlo ed insegnarcelo con
il suo tono professorale. Occorre riconoscere ad Albero-bello una "qualità":
quella di dire banalità o meglio, di dire castronerie spacciandole con una
sicumera che non lascia spazio a dubbi. Anche in questa raccolta di corsivi
corriereschi con tono saccente ci illustra i suoi progressi nel campo del
qualunquismo politico e sociale. Ad un certo punto pure a lui gli si insinua
un dubbio sul suo modo di scrivere: "... sono nel mirino dell'estrema
sinistra... sono nelle liste di proscrizione dell'estrema destra... il partito
neonazista POE mi condanna a morte... questo vuol dire che quello
che dico non va proprio a genio a nessuno." (pag. 100). Bella scoperta!
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| Luis
Sepùlveda. Un nome, una garanzia: questo cileno dal nome che
ricorda una marca di aspirapolvere, non piace: non piace a me e fin qui
niente di strano, non piace a gegè e non piace a giovannetta che sono la
mia cartina di tornasole libresca. E' un po' datato, parla di Somoza e di
sandinisti che se lo chiedi a qualche studente non ti sanno dire chi siano:
Nicaragua? la prima a sinistra. Raccolta di una ventina di racconti brevi
con trame improntate a storie amorose (?) improbabili in situazioni di guerra
con intrighi romanzati. A volte il racconto si dipana con banalità da fumetto:
"Lei è sotto la doccia. L'acqua le cade sul corpo e vi indugia formando
repentine stalattiti nell'abisso di quei seni che hai baciato per ore e
ore." (pag. 50). A volte la noia prende il sopravvento e si cerca
di finire con tutta la velocità possibile il pezzo per cercare nel prossimo
una qualche ragione della spesa fatta. Di Luis Sepùlveda avevo già letto
qualcosa di meno trito, ma la tonalità, il grigiore lo si trova anche in
altri: qui si ha l'apoteosi. "Forse tutti i dubbi che pone questa
relazione sono già stati risolti e riformulati migliaia di volte nei bianchi
labirinti di Moxoxomoc." (pag. 187).
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J.K. Rowling:
Harry Potter e il calice di fuoco
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J.
K. Rowling con i suoi Harry Potter nn. 1, 2, 3, 4, ecc. ci introduce
nel magico mondo del suo reale business dove, come recita la locandina,
niente sarà più come prima (?): milioni di libri venduti che raccontano
a bimbi e soprattutto adulti, storie di cui mi vergogno solo a tratteggiare:
per questo vi rimando al testo, qui voglio mettervi in guardia da questi
romanzetti privi di qualsiasi valore e di arricchimento. E' coinvolgente
la lettura, ma per questo è maggiormente insidiosa perché il nulla ben presentato
è comunque il nulla. Insegna a non pensare. Fatemi capire perché la gente
dovrebbe perdere il proprio tempo in un libro che racconta cose tipo:
"Quel giorno dovevano esercitarsi nell'opposto dell'Incantesimo
di Appello: l'Incantesimo di Esilio. A causa del rischio di brutti incidenti
quando gli oggetti continuavano a volare per la stanza, il prof. Vitious
aveva dato ad ognuno una pila di cuscini con cui fare esercizio..."
(pag. 409). D'accordo che la sig.ra J. K. ex disoccupata, deve farsi i soldini
con cui comprarsi l'inchiostro per scrivere certe idiozie, ma perché debbo
essere io a darglieli? Che li chieda alla Coca Cola, suo sponsor cinematografico
che ne sta predisponendo un mega lancio mediatico per noi poveri bevitori
di bollicine e di maghetti.
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| Rino Camilleri: Il quadrato magico
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Rino
Cammilleri= 14 lettere; Quadrato Magico= 14 lettere: inquietante collegamento
numerico esoterico. E' ovvio che vi è una entità superiore che governa tutto
questo. Rino si cimenta a sua volta nell'indagine millenaria del famoso
Quadrato formato dalle parole incomprensibili: rotas - opera - tenet - arepo
- sator. All'amante di piramidi collegate agli astri, di visioni religiose
in tutto quello che ci circonda, di stargate improbabili, Rino è pane per
i suoi denti: sciorina tutta una serie di anagrammi, di riflessioni sui
quadrati stampigliati nelle latrine degli antichi romani, di interpretazioni
sviluppate da tutti i perditempo di tutte le latitudini. Ai dubbiosi lancia
anatemi da accademico di provincia: "la probabilità che il quadrato
sia stato costruito casualmente, è di una su dieci elevata alla ventiduesima,
cioè diecimila miliardi di miliardi" (pag. 19) beccati questo!
Rino ci spiega che solo un segno divino può aver escogitato quel quadrato:
ma a che scopo? non importa, forse è solo un dio burlone che ha voluto fare
un gioco enignimistico.
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| Umberto Eco: La bustina di Minerva
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Umberto
Eco fuma molto e consuma molti cerini... e per ogni fumata ci piazza un
corsivo (uno la settimana) con martellante pignoleria ci castiga tutti sui
nostri costumi dalle pagine dell'Espresso. E' fatale che alla fine ci scappi
il libro, anzi più di uno: questo è il secondo. Che noia rileggere vecchie
situazioni ormai dimenticate, personaggi ormai scomparsi, polemiche che
oggi non sanno di niente (esiste ancora l'Indipendente ex giornale di destra?,
si discute oggi della Vandea? cos'è la Corrida di Corrado? ai giovani l'ardua
sentenza). Quello che non mi va in Eco è quella sua aria da Leader dell'Intellighenzia,
possessore esclusivo della bacchetta da picchiare sulle dita altrui perché
è Lui l'intellettuale italiano: ha la spiegazione a tutto, ha una visione
marz(x)iana dei problemi; è grande sponsor di giornali perbenisti - progressisti
quali La Repubblica; chi legge diversamente è sospetto di eversione. Arriva
persino alla finta autocritica della captatio benevolensis: "Questa
estate per un concorso di noiose circostanze non ho fatto vere vacanze.
Mi scuso per il particolare autobiografico che non interessa a nessuno..."
(pag. 78). Infatti.
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| Platone: Apologia di Socrate
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Platone,
arcinoto filosofo greco, terrore di tutti gli studenti liceali viene edito
in questo libello in una delle più controverse opere (è sua o no?) che ha
come oggetto l'autodifesa di Socrate nel processo intentatogli dal pool
di giudici dell'epoca che l' hanno accusato di empietà. Allora come oggi
le accuse servono solo a far fuori chi infastidisce: l'unica differenza
è che allora il processo si svolgeva in un giorno, ma il movente è comunque
politico: Socrate però non fugge come potrebbe, non cerca di modificare
la pena di morte, ma consapevole va fino in fondo al suo destino. Socrate
ha avuto il torto di sottoporre ad esame gli uomini politici, i poeti e
gli artigiani, definendoli, già allora, persone che presumono di sapere
senza sapere e che esercitano "non già per alcuna sapienza ma per
non so che naturale disposizione e ispirazione [..] i quali infatti dicono
molte cose belle, ma non sanno niente di ciò che dicono" pag.68.
E' attuale e dimostra come reagisce il potere politico nei suoi rapporti
con il cittadino che non ha ambizioni di cariche pubbliche, bensì quello
di rivendicare il diritto di giudicare delle questioni dello stato. Idee
innovative e pericolose:mettiamolo a morte.
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| Nina Casati Scoccimarro: La traccia
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Domenica Scoccimarro
in Casati detta Nina M.,
è il chilometrico nome di questa poetessa che è passata dalla stenografia
alla poesia in virtù presumo di certe sue auto pubblicazioni a pagamento.
Mi ritrovo in casa questa raccolta a titolo di regalo natalizio, ma sarebbe
stato meglio una bottiglia di vino anche se riciclata. Mi sforzo di proseguire
di poesia in poesia dove si sprecano le rime baciate (nati/affidati, governo/inferno,
ecc.), sperando di incontrare qualcosa che mi dia un pizzicotto di emozione,
ma è speranza vana:Nina ci racconta delle sue esperienze, dei suoi desideri,
insomma della sua vita, abbastanza banale: ci informa del suo pessimismo
(11 fratelli, incidenti, no figli, ecc.), di quanto nella vita abbia avuto
il suo daffare: "narrar vi voglio delle mie sventure..."
(pag. 6), ma non è così per tutti? Verso la fine scopriamo lo scopo di tanto
sforzo letterario e del titolo del libello: "perseverando nel cammin
mortale/ ciascun cerca qualcosa/ che dopo la sua vita tumultuosa/ rimanga
sulla terra traccia tale/ che il suo breve passaggio/ l'orma incisa possa
dir nel futuro/ qui visse con coraggio/ colui che intese amore imperituro"
(pag. 32). Scopro dalla bibliografia che è stata insignita nel '95 del diploma
di VI class. ex equo con francobollo d'argento al concorso G. Gronchi: io
l'avrei mandata, nonostante l'età veneranda e senza bolli, alla V classe
elementare (dopo la Riforma ben s'intende).
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| RCAF: Sentirsi in forma
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La
Royal Canadian Air Force ha messo a punto un sistema ginnico
diviso in due categorie e definito con nomi allarmanti: per uomini (5BX)
e per donne (XBX) che a detta sua garantirebbe con il minimo sforzo di ca.
una decina di minuti al giorno, il mantenimento di una forma perfetta. A
tal fine comincia col minacciare i pigri e gli scettici (come me) di malattie
ed inabilità più o meno permanenti: all'ordine bisogna obbedire, altrimenti
cella di rigore. Chi si accinge ad intraprendere questa via crucis, si trova
di fronte, oltre alla solita frustrazione di non riuscire nell'obiettivo,
a diagrammi, percorsi fatti di "semplici esercizi" che chiunque
può fare, a livelli sempre più impegnativi, ad indagini tra peso, circonferenza,
dimensione del tono muscolare, diete, tabelle riempite e tabelle da riempire
man mano si progredisce. Si cade poi nel solito agguato dell'interpretazione
dell'esercizio: "Senza inclinare il busto in avanti fletterlo a
sinistra facendo scivolare la mano lungo la gamba il più basso possibile
mentre si deve spingere verso sinistra con il braccio destro."
pag. 68. Ho chiesto a più persone di eseguirlo senza vedere la figurina
di accompagnamento, e ne ho ottenuto diverse posizioni, alcune dolorose.
L'unica certezza è che manuali come questo sono solo illusioni per persone
con problemi che alla fine si ritrovano con un problema in più: la depressione.
Perché è ora di finirla con queste cose: viva il grasso, viva la vita tranquilla,
abbasso la forma perfetta!
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| Seneca: Il tempo
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Seneca,
tutor di Nerone (da cui ricevette l'ordine di uccidersi) e, si dice, amante
di Agrippina, ci ha lasciato molti scritti: tra tutti, questa raccolta mi
ha colpito in modo particolare. Fa alcune riflessioni a mò di aforismi o
di pillole di saggezza. Il leit motiv consiste nel considerare quanto il
tempo sia il bene più prezioso e noi sembra non ce ne rendiamo conto: "Lo
si chiede come se fosse cosa da nulla, e, come se non fosse niente, lo si
concede." pag. 9. Seneca ci sgrida e ci invita a prendere coscienza
di questo fatto e lo fa nel modo più diretto: "Voi vivete come se
doveste vivere sempre... Dite: a cinquant'anni mi ritirerò a vita privata,
coi sessanta abbandonerò ogni impegno, ma chi ti garantisce che vivrai ancora?..."
qui è meglio toccarsi "E poi non ti vergogni di riservare a te solo
gli avanzi della vita? E' troppo tardi cominciare a vivere quando ormai
è ora di smettere." pag. 19. Chissà se la previdenza sociale concorda
con queste affermazioni. Seneca quindi in qualità di sponsor per coloro
che predicano meno lavoro e più tempo per se stessi. Se non faremo come
ci insegna Seneca, la nostra vita sarà "un inerte e vergognoso attardarsi"
(pag. 21) e da ultimo ci rampogna che "Brevissima e piena di angosce
è la vita di chi dimentica il passato, trascura il presente e ha paura del
futuro" (pag. 23). Cioè oltre il 90% della popolazione umana!
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| Banana Yoshimoto: Honeymoon
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In
Italia ha subito fatto presa questa autrice giapponese forse
perché il nome ricorda infantili giochi (come si chiama il campione motociclistico
giapponese? Tofusolamoto, e il ministro dei trasporti? Furgoncin) ed il
cognome ha un sapore di frutto esotico che piace a tutti. Scorre bene la
lettura e non affatica il cervello, si sa, quando sei seduto sulla tazza
del bagno, posto ideale per leggere questo genere di libri, occorre stare
leggeri e la banana in questo ti aiuta: "Dentro il suo stomaco gli
udon, pressati in una massa compatta e trasformati da qualche forza amorevole
e misteriosa, diventano il sostegno della forza vitale di Hiroshi"
(pag. 30). Occorre solo superare l'impasse dato dai nomi impronunciabili
e da qualche congiuntivo: "Una sera , eravamo già nei futon, Hiroshi
disse 'domani non c'è bisogno che vieni' [..] a cena non facevamo altro
che mangiare kamaageudon" (pag. 31). E' una storia insulsa, senza
capo nè coda: parla di un matrimonio tranquillo che per rivitalizzarsi costringe
la coppia a fare una seconda luna di miele, dove non succede praticamente
niente e dove alla fine il lettore deluso cerca di vedere se manca qualche
pagina, tanto è sconclusionata.
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Ronald D. Laing:
La politica dell'esperienza
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Ecco
un libro rivoluzionario tratto da una serie di conferenze tenutesi
in vari anni: si esprime in modo provocatorio, sferza il sistema accademico
borghese, pone una serie di inquietanti domande; Laing si definisce un antipsichiatra
e per tutta una generazione fu visto come un profeta. Il saggio vuole essere
una riflessione di come l'alienazione abbia origini sociali (e ti pareva
che non fosse così). Fin dall'inizio ci fa capire che la normalità
è un eufemismo buono per tutte le salse: "Siamo tutti assassini
e prostitute quale che sia la cultura, la società, la classe, la nazione
a cui apparteniamo e per quanto normali, morali o maturi ci riteniamo"
(pag. 8). Infatti "Gli uomini normali hanno assassinato 100 milioni
dei loro simili uomini normali negli ultimi 50 anni" (pag. 25).
Alla base di tutto vi è la funzione delle istituzioni che rendono folli
ed in particolare della famiglia: "che serve a reprimere l'eros,
di negare la morte con l'evitare la vita, di far credere in Dio, di incoraggiare
il rispetto, il conformismo, l'obbedienza, di mettere i bambini fuori combattimento,
di instillare la paura di fallire, di stimolare il rispetto per il lavoro,
di provocare il rispetto della rispettabilità" (pag.64). In sintesi:
siamo spacciati.
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| Patrick Mc Grath: Follia
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Questo
libro viene definito dalla locandina come neogotico,ma a me pare
piuttosto neogottoso, nel senso che man mano si procede nella lettura, ti
provoca una sorta di fitta dolorosa nelle estremità dei polpastrelli, segno
inequivocabile di una mia allergia a certi tipi di prose: "Lui cominciò
ad accarezzarla nella piega dell'inguine, finché senza volerlo Stella allargò
leggermente le gambe. Lui le infilò le dita sotto la vestaglia: poi premette
lentamente..." (pag. 201). E' la storia di un amore malato che
si svolge in un ambiente malato zeppo di persone malate. Si inizia con il
solito triangolo, unica variazione sul tema l'ambiente del manicomio: l'amore
che di per sé inebetisce, provoca tragedie: in primis muore il figlio ciccione
per disattenzione materna perduta in sogni ad occhi aperti, infine
morte della protagonista, perché come noto, se una donna si innamora deve
per forza morire o impazzire. Ci sono tutti gli ingredienti del solito feuilleton
studiato per trattenere il lettore sulla corda, ma i più smaliziati hanno
mangiato la foglia fin dalle prime pagine. Il tutto viene raccontato in
prima persona dal medico che fa la figura dell'imbecille: pensava il tapino
ad una sorta di transfert che puntualmente non si è verificato.
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| Andrea De Carlo: Di noi tre
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Andrea
De Carlo: ecco uno scrittore che viene definito dai soliti esperti
come uno che si indirizza ai giovani. Il libro però, fin dall'inizio svela
il suo vero volto di testo diseducatore: infatti il nostro Andrea parte
raccontandoci degli esami di laurea di due degli interpreti e come lo fa?
Valorizzando, di tutto l'ambaradan tipico di una situazione di quel tipo,
solo i litigi tra i due super ingegni e le commissioni, ree di pensarla
diversamente: "Al mattino mi ero laureato in storia antica, con
una tesi che aveva quasi provocato una rissa con la commissione [...] Anche
il mio migliore amico solo poche settimane prima aveva avuto una discussione
furiosa per la sua tesi, ma invece di retrocedere sotto l'onda di stizza
della commissione aveva finito per mandare al diavolo tutti e rinunciare
a laurearsi. Mi intristiva essere stato molto meno fermo di lui, avere preferito
portarmi a casa il diploma come un bravo ragazzo un po' ingenuo"
(pag. 9). Ma mi faccia il piacere sig. Andrea! A chi vuole dare lezioni
di vita. Poi tutto il resto racconta una pacchiana storia moderna
intrisa di amoruncoli tra amici tipo fiction della tv. Un libro di oltre
500 pagine inutile, non emozionante che annoia mortalmente il lettore. Penso
che sia dovuto ad autori tipo questo che ti fan passare la voglia di entrare
in una libreria, se vi sono molti giovani che leggono poco oggi in Italia
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| Percy W. Bridgman: La logica della fisica moderna
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Il
fisico Percy W. Bridgman, premio Nobel nel 46, suicidatosi nel
61, ha scritto questa opera di critica della scienza nel 1927. Ha avuto
il pregio di analizzare i fenomeni fisici da un punto di vista operativo
e non teorico: "L'atteggiamento del fisico deve essere un atteggiamento
di puro empirismo" (pag. 35).In tal modo "non ci troveremo
mai imbarazzati come ci è successo cercando di rintracciare in natura il
prototipo del tempo assoluto di Newton" (pag.38). Ciò pone in seria
discussione molte teorizzazioni prive di effettiva misurazione: "Se
una questione specifica ha senso deve essere possibile trovare operazioni
mediante le quali ad essa si possa dare risposta" (pag. 55). Porre
domande oziose, senza la dimostrazione è un artificio a cui l'uomo si è
sempre dedicato. Ad es. si provi a rispondere ad almeno una delle domande
che Bridgman ci elenca: il tempo ha un inizio ed una fine? perché il tempo
scorre? può lo spazio essere limitato? possiamo essere sicuri che i nostri
processi logici siano validi? è possibile un universo in cui le leggi siano
diverse? lo spazio o il tempo può essere discontinuo? è possibile un universo
in cui due più due non faccia quattro? (a parte naturalmente in quello di
alcuni nostri politici). In ultima analisi Bridgman ci dà una chiave di
indagine che dovrebbe essere applicata anche ad altre categorie: matematica,
filosofia, ecc.
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| Stefano Benni: Bar sport 2000
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Stefano Benni.
Il corsivista (ex)
del Manifesto si ripresenta con un nuovo libercolo scritto con l'accattivante
stile che gli deriva dal fatto di essere figlio di Fortebraccio (il padre)
e Luca Goldoni (la madre) in cui ci fa uno spaccato della società vista
dal di dentro. Infatti solo chi ha frequentato determinati posti può essere
così preciso nel descriverceli: nel caso in esame, essendo già il secondo
bar sport che ci propina, è evidente che lo Stefano passa il suo tempo cicchettando
tra i vari avventori bolognesi di cui ci racconta le caratteristiche e le
gesta; anzi mi risulta che il suo studio sia il primo tavolino vicino al
bancone del bar centrale da cui può sorvegliare l'andirivieni. E' lui infatti
l'uomo che: "entra nel bar verso le otto di mattina e se ne va a
mezzogiorno. Che sport fa? Nessuno." (pag. 140). Lui si trova bene
in quel: "luogo di sedentari, la cui unica attività fisica è il
sollevamento di bicchieri, boccette o mazzi di carte" (pag. 138).
Va riconosciuto a Benni idee divertenti, ti fa passare una serata di lettura
sorridendo, ti illustra i mostri quotidiani, che poi siamo noi.
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| Leo Apostel: Materialismo dialettico e metodo scientifico
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Leo
Apostel, epistemologo di dubbia fama, in un libretto volutamente
di non facile lettura fatto nel sessantotto per gli intellettuali capipopolo
di allora, ha pensato bene di fare un tentativo di applicare la logica dell'automazione
alle scienze sociali, in vista della presa del potere di questi. Ha sposato
con tesi azzardate, i concetti marxiani di indagine dell'evoluzione storica
(il materialismo dialettico di leniniana memoria) ai processi di indagine
scientifica: lo storico che copula con l'ingegnere. Si diletta il Leo in
contorsioni allucinanti: "Quando si tratta di definire la temperatura
di un sistema non in equilibrio, eseguiamo un'operazione tipicamente dialettica.
Trattiamo infatti le vicinanze al punto come se fossero in equilibrio e
determiniamo la temperatura dell'ambiente come se fosse quella di queste
vicine. Non notiamo le preoccupazioni di Engels e i paradossi di Zenone?"
(pag. 33). Credo che allo stato attuale i due signori di cui sopra abbiano
altre cose per la testa. Leo, privo di una sua visione futura della società,
si è cimentato in questa fatica in quanto gli sembrava fosse: "un'esigenza
della nostra epoca, per restare fedeli allo spirito di Marx" (pag.
11). Caro Leo, i tuoi sono tentativi lodevoli, ma ormai superati e fuori
tempo massimo. Dopo di questo, Leo ha scritto un libro sulla logica e le
scienze umane (in fiammingo: ecco bravo, continua così).
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| Enrico Brizzi
& Lorenzo Marzaduri: L'altro nome del rock
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Enrico
Brizzi e Lorenzo Marzaduri, due ignoti autori esperti in lasagne
e tortellini bolognesi affrontano con una serie di novelle all'acqua di
rosmarino, il tema dei giovani e del loro feticcio, la musica rock. Operazione
disastrata ed incauta: gli interpreti e la musica non c'entrano niente,
è solo una scusa per fare una retata presso gli aficionados del genere.
Buttano lì una serie di storie tratte da leggende suburbane di infimo ordine,
le condiscono con tutta una serie di battute che all'apparenza vogliono
essere di complicità con le new generations, ma lo slang utilizzato ne rivela
la distanza culturale degli autori: "Poi si rivolse ai ragazzetti
di vent'anni che smielavano dietro le artiste senza reggiseno: 'Cagasotto
figli del servosterzo!' 'Figli di centomila lire!' 'Pettinati come la merda!'
" (pag. 31). Agli adolescenti cui il libro si rivolge, consiglierei
di starsene alla larga, di cercare in libreria qualcosa di meno insulso
e se è la musica rock l'attrazione fatale, vi sono sicuramente libri più
adeguati (di cui scriverò in seguito).
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| Mordecai Richler: La versione di Barney
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Mordecai
Richler, scrittore canadese che ama farsi ritrarre sulla prima di copertina
del suo libro, narra in poco meno di 500 pagine la storia di Barney,
un vecchio ebreo giramondo, le sue donne, l'intrigo di un omicidio. "Scrivere
non è un lavoro, ma una vocazione" (pag. 75) dice Mordecai che
predica bene ma razzola male. E' un testo intriso di un divertissement di
sapore yiddish, che non sempre riesce al primo colpo (per fortuna il Morde-cai
ha messo un glossario dei termini di cui abusa, in fondo al volume). Ha
momenti di perfetto lirismo: "Prima dagli una bella strigliata con
acqua calda e sapone e che non ti salti in testa di venirmi dentro."
e quindi "... mi concesse una fellatio, ma subito dopo corse a vomitare
nel lavandino." (pag. 139). E' una fonte di cultura: "perché
gli scozzesi portano il gonnellino? perché sennò le pecore sentono la lampo
che cala e scappano" (pag. 305). Inoltre il libro ha un suo slogan
ripetuto spesso e gratuitamente: "Cazzo, cazzo e cazzo"
(varie pagine tra cui 413, 422 e 484). Cai che abbaia non Morde.
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Marina Piazza:
Le ragazze di cinquant'anni
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Marina
Piazza, sociologa, arrivata ormai oltre gli anta, si è sentita in dovere
di fare una seria introspezione analizzando i limiti e le possibilità che quella
veneranda età comporta, soprattutto in termini di business. Perciò ecco
che ti sfodera il manuale delle non più giovani marmotte, in cui ci delizia
con idee tratte dal suo inconscio o inventate di sana pianta ed attribuite
a fantomatiche donne intervistate: "Non voglio avventure, io ho
sempre avuto passioni totali; ma mi rendo conto che alla mia età sarebbe
molto più semplice se mi accontentassi di avere un amante." (pag.
106) quindi ne consegue che: "il matrimonio da vecchie non
è un buon affare per le donne indipendenti, a meno che i candidati non siano
davvero molto intelligenti, molto ricchi" (pag. 108). E' prodiga
di consigli, ma il dente batte dove la lingua duole: "..è urgente
debellare la fatica..cruciale è farsi pagare di più per i lavori che si
fanno..guadagnare, risparmiare e investire con intelligenza per creare nuovo
denaro" (pag. 139). E tu, Marina, hai guadagnato bene con questo
libro?
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| Piero Sraffa: Produzione di merci a mezzo di merci
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L'economista
Piero Sraffa, professore a Cambridge, elaborò fin dal 1930 questo testo
di economia che poi pensò bene di pubblicare attorno agli anni '60: è un
tipico manuale economico (nel senso di teoria della) zeppo di formule e
diagrammi: il Piero da buon professore illuminato si pone quale continuatore
del pensiero di economisti classici quali Ricardo e Adam Smith anche se
vuol dare l'illusione di staccarsene: "Supponiamo che il salario
sia pagato post factum come porzione del prodotto annuale, abbandonando
così la concezione di un salario anticipato dal capitale, propria degli
economisti classici" (pag. 13). Indipendentemente dalle qualità
deduttive del Piero, che sono notevoli, è interessante verificare che pure
lui è l'ennesimo intellettuale schierato con il compito di farci digerire,
teorizzandoli, i meccanismi sul perché chi lavora deve ridurre il proprio
salario. Infatti: "le variazioni nel saggio del profitto e nel salario,
avvengono sempre entro uno stesso sistema, cosicché i due movimenti devono
essere necessariamente in direzione opposta" (pag. 109). Il ché
tradotto, significa che potete sbattervi fin che volete, ma la pecunia è
poca e deve andare dove il nostro sistema esige. Il colpevole di tutto ciò
è naturalmente il meccanismo di produzione e di circolazione delle merci:
è proprio una produzione di m... a mezzo di m...!
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| Luciano De Crescenzo: La distrazione
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Luciano
De Crescenzo, ingegnere napoletano, giustamente si fa ritrarre nell'ambiente
a lui più consono, la stanza da bagno. Eternamente dedito all'insegnamento,
in questo libro fa sfoggio della sua cultura, come del resto fa in ogni
pubblicazione, sotto lo pseudonimo preferito, Bellavista. Fa anche tenerezza
perché ha anche il coraggio di raccontarsi in una sua avventura con una
allieva di 50 anni più giovane che si trasforma in una: "cinghiala
che non capisce più una sega per un dinosauro" (pag. 62). Con la
scusa di fare il docente in pensione che fa lezioni private, ci nomina vari
autori classici, da Nietzsche a Bergson e poi Freud, Bentham, ma in modo
stanco, più da descrizione enciclopedica che da antologia: "Nicce
si scrive con cinque consonanti di seguito" (pag. 19) ci rammenta
Luciano. Egli è anche politicamente impegnato, infatti all'amico che gli
chiede di svelargli per chi vota, il nostro risponde: "Il mio partito
è il PAT, il partito dell'acqua tiepida. Arrivano le elezioni, la cabina
elettorale dovrebbe somigliare ad una cabina da doccia ed avere due manopole:
Egoismo, cioè la destra e Solidarietà, la sinistra" (pag. 138).
Mah!
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| George Orwell: La fattoria degli animali
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George
Orwell, famoso per il libro sul grande fratello (non quello di Taricone,
ma "1984") ha fatto un'analisi della società di allora (durante
la seconda guerra), in cui i personaggi sono gli animali di fattoria (cani,
gatti, galline, ecc.). Al tempo fu boicottato perché vi era una chiara allusione
critica verso lo stalinismo, a quel tempo alleato delle democrazie capitalistiche
contro il nazifascismo. Infatti George immagina una rivoluzione attuata
da questi animali: basta schiavitù, abbasso gli uomini, ma poi tutto torna
come se non peggio di prima in quanto un grosso maiale che lui chiama Napoleon,
si mette a capo di tutti e diventa peggior tiranno degli umani. George
ha avuto il coraggio di dire ciò che molti pensavano: è sua la legge: "Tutti
gli animali sono uguali ma alcuni animali sono più uguali degli altri."
(pag. 100) che si può applicare anche alla nostra società. Infatti la violenza
e la tirannia sono stati acquisiti dagli animali e non viceversa, ma solo
nella finzione letteraria: "Le creature di fuori guardavano
dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma
già era loro impossibile distinguere fra i due." (pag. 104). In
realtà noi non riusciamo a confonderci con i maiali che a ben vedere seguono
norme naturali. Noi per fortuna siamo molto peggio.
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| Oscar Wilde: Il ritratto di Dorian Gray
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Oscar
Fingal O'Flahertie Wills Wilde, irlandese, è qui nel suo più famoso libro
(1890) e io che non sono più giovane mi rammento un film in b/n visto
da piccolo che lo aveva rappresentato e che mi aveva angosciato. La storia
è nota: il bellissimo Dorian Gray non invecchia mai, al suo posto invecchia
il quadro che lo ritrae. Il libro, a differenza del film, dà emozioni più
complesse e: "a volte non si capisce se quelle pagine rispecchiano
le estasi spirituali di un santo medioevale, o le confessioni morbose di
un peccatore moderno. E' un libro velenoso. Un greve odore d'incenso sale
dalle sue pagine a turbare il cervello." (pag. 167). Oscar ci mette
un pizzico di autobiografia, è lui il vero Dorian e ci insegna la strada
per la ricerca (vana) di una vita dissoluta senza doverne pagare il relativo
prezzo. La filosofia wildiana è la ricerca di sensazioni intense e rare,
recita la locandina, ma io penso che Wilde fosse una persona presuntuosa
e arrogante sia nel modo di scrivere sia nelle idee che professava: "Io
devo parlare e voi dovete ascoltarmi. E ascolterete." (pag. 194)
dice Dorian-Oscar. Per questa volta val la pena di stare ad ascoltarlo,
almeno fino alla fine del libro.
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| Aristofane: Le donne al parlamento
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Aristofane,
greco di Atene, vissuto attorno al 400 a.c. periodo in cui gli ateniesi
e spartani se le davano di santa ragione, ha scritto tra gli altri,
la commedia EKKLHSIAZOUSAI (Ecclesiazuse) che parte da una stravagante
idea, quella di sostituire gli uomini con le donne al governo della città:la
fantasia al potere, la comunione dei beni ed anche delle donne, l'utero
è mio e me lo gestisco io... Ci sono abbastanza elementi per farci riflettere,
ma lo scopo dell'autore è solo ludico, vuole farci divertire e per qualche
verso ci riesce, ma poi si perde in banalità. L'idea, l'Aristo non se ne
rende conto, è rivoluzionaria ed anticipa molti concetti di utopisti moderni.
No, lui ne vuole fare della satira e lui stesso riconosce quanto sia paradossale
la situazione immaginata. Poi si perde nelle solite amenità: "Mettiamo
che uno si prenda una cotta per una ragazza e voglia scoparsela; per farle
un regalo dovrà attingere al patrimonio di tutti, ed ecco il comunismo!
[..] potrà andarci a letto gratis: anche le donne verranno messe in comune
[..] accanto alle belle staranno le brutte e rincagnate; chi vuole la bella
dovrà prima farsi la brutta [..] ma a noi vecchi, se scopiamo con le brutte,
l'uccello non ci pianterà in asso?" (pagg. 118-119). Sembrano battute
sentite al bar. Aristo, ma che c... di cultura ci vuoi tramandare?
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| Fernando Savater: Etica per un figlio
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Fernando
Savater, si considera un buon padre di famiglia, un grande filosofo ed un
ottimo scrittore. Ecco perché pubblica questo libercolo in cui si picca
di insegnare agli adolescenti la sua etica del vivere: naturalmente ne viene
fuori che l'etica serve solo a fargli fruttare un po' di soldi. L'etica,
come noto, implica la libertà e Sa water lo Sa bene. Ma anche l'educazione,
la morale, la tolleranza, il rispetto, la comprensione, ecc. Il testo
invece, è infarcito di imperativi paternalistici inconsciamente ripetuti
del tipo:"non dimenticare...non fare... non puoi..., ecc."
(ad es. pag.26). Sapendo che la sua prosa rompe, il nostro arriva
a supplicare il lettore: "Aspetta, aspetta, non ti arrabbiare. Dammi
un'altra chance: fammi il favore di passare al capitolo seguente"
(pag. 33). D'altronde, citando Wittgenstein, comprendo il senso di
una sua tale fatica: "Se un uomo fosse in grado di scrivere un libro
di etica che fosse un vero libro di etica, questo libro, come un'esplosione,
annienterebbe tutti gli altri libri del mondo" (pag. 109). Booomm!
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| Dacia Maraini: Bagheria
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Dacia
Maraini ci racconta la sua vita passata tra difficoltà e speranze, rivisitando
per noi (ma chi glielo ha chiesto?) i luoghi della sua infanzia. E lo fa
in modo colorito ed appassionante: "Intanto imparavo a tirare fuori
dal sedere certi vermi lunghi e paffuti che si mangiavano quel poco di riso
che era il nostro solo nutrimento nel campo" (pag. 16). Ci narra
delle difficoltà di essere femmina nella Sicilia post bellica dove "..un
padre aveva avuto un bambino dalla propria figlia.. un altro .. aveva abusato
della figlia di sei anni.. sempre sotto gli occhi ciechi della moglie.."
(pag. 144). Anche lei ha avuto il suo battesimo sessuale quando aveva dieci
anni grazie ad un vecchio amico di famiglia "..che si piegava in
un sussulto di piacere mentre il baco cresceva fra le mie mani e poi, dopo
un fremito, tornava a rimpicciolirsi lasciando sul mio palmo di bambina
un liquore bianchiccio e appiccicoso." (pag. 44). C'è da capirla
la povera Dacia sballottata tra i vermi dei campi di concentramento giapponesi
e i bachi siciliani, se è venuta fuori con stè fobie di volere a tutti i
costi scrivere libri. Abbi pazienza mia ormai non più giovin signora, oramai
non credo riuscirai ad attrarre più nessun tipo di invertebrato.
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altri titoli:
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